Papa Gregorio VII Ildebrando di Sovana di Giancarlo Guidotti

Mai, come sotto l’imperatore Enrico iii, il pontificato fu tanto nelle mani degli imperatori. Pertanto sul re di Germania e imperatore si appunteranno ora, più che mai gli occhi dei riformatori; e viceversa, di fronte al papa si erigerà più di tutti il re di Germania; ed ecco il duello memorabile fra Gregorio vii ed Enrico iv, uomini ugualmente passionali, persuasi di difendere sacri diritti, e saranno oggetto di profondo odio e di caldo amore da parte dei loro seguaci. A chi spetterà la designazione e l’investitura dei beni e dei diritti temporali dei vescovi, al papa o al re? Quando il sovrano investiva un suo vassallo di feudo ecclesiastico, confondendo due poteri, gli conferiva anche l’investitura religiosa; creava cioè un vescovo, prerogativa che prima spettava solo al papa. Un tale meccanismo col tempo giungerà allo stremo; si arriverà a vendere un feudo al migliore offerente, per il semplice motivo che il feudo, concesso agli ecclesiastici, non essendo ereditario, con la morte del feudatario, ritornava nelle mani del sovrano, il quale lo poteva conferire ad un altro aspirante. Grandi famiglie si accaparreranno vescovati, abbazie e perfino la sede apostolica per i loro figli. Naturalmente costoro vivranno nel lusso, avranno moglie e più spesso concubine. Finalmente giunse Gregorio vii, che cambierà la storia del Medioevo, riabilitando la Chiesa, ma soprattutto mettendo in crisi le vecchie strutture politiche dell’Impero.

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